Cinque curiosità più una sulla storia di Barbaresco

Oggi vi porto con me in un viaggio nella storia, convinta che la cultura sia l’ancora più forte a cui aggrapparsi nei momenti difficili. Per questa ragione, dopo una settimana dedicata alla lettura di “Cenni Geografico-Storici su Barbaresco d’Alba, Treiso e Montersino con notizie sui Comuni di Neive – Neviglie – Trezzo” opera di Gino Bernocco del 1930 ,voglio condividere con voi cinque curiosità più una riguardanti la storia delle terre del Barbaresco che ho scoperto.

Le origini di Martinenga. Le colline che oggi formano il territorio di Barbaresco in passato erano una foresta sacra, dedicata a Marte, dai Liguri Stazielli, e perciò chiamata da essi, nell’idioma celtico, Martiningen. I Liguri infatti veneravano divinità etrusche e latine, e fra queste Marte, dio della guerra. Non avevano templi; ma, come tutti i popoli primitivi e barbari, adoravano i loro dei all’aperta campagna, e specialmente nei boschi, dove c’era maggiore silenzio e mistero.
Tutte le antiche città avevano nei loro dintorni dei boschi sacri: così anche Alba, che venerava Diana, la dea della caccia, sul colle dove ora sorge il grazioso paese di Diano; e Marte, nella foresta che copriva il territorio di Barbaresco. L’intera foresta era dedicata a questo nume, ma il luogo ove più specialmente era adorato, ed ove probabilmente sorgeva l’ara del terribile dio, era la valle, chiamata dai Liguri, Martiningen. La voce Ingen, dice il Glossario Teutonico, è celtica antiquata e si usa nelle parole composte, per denotare dipendenza dal nome a cui va affissa. Perciò Martiningen verrebbe appunto a significare luogo dedicato a Marte. Il nome è giunto quasi invariato fino ai giorni nostri, poiché denominasi tuttora “Martinenga”.

La storia del comune di Barbaresco. I Liguri Stazielli, all’epoca della conquista romana (anni 191-100 a. C.) andarono a rifugiarsi nella vasta foresta che ricopriva le colline di Barbaresco. Da questo fatto si crede che abbia avuto origine anche il nome di Barbarica Sylva, poiché sappiamo che i Romani usavano chiamare indistintamente col nome di barbari gli altri popoli tra cui i Liguri. Quando poi la “selva dei barbari” fu conquistata, continuò a chiamarsi Barbaricum o Barbaritium il territorio da essa occupato; e, quando su detto territorio sorse il paese, anch’esso fu chiamato Barbariscum, Barbaresco per cui il paese risale all’epoca romana.

Che cosa significa Asili. Caduta Alba nelle mani dei Romani, i Liguri si sono tenuti parecchio tempo al sicuro nella boscaglia di Barbaresco. E proprio Asili, dal nome latino Asylum che significa luogo di rifugio e di sicurezza, dovette essere il loro più sicuro rifugio.

Dove è nato Publio Elvio Pertinace? La Martinenga è quella Villa Martis in cui, secondo gli storici ebbe i natali nel 126 d.C. il grande imperatore di Roma Publio Elvio Pertinace. Sovrastante alla Martinenga è il Monte Elvio (S.Stonetto); attigui sono la valle ed il torrente chiamati Senodelvio (quasi culla di Elvio). Esistono inoltre tuttora qui varie famiglie, le quali portano il nome di Elia e che non sarebbero altro che la discendenza dell’antica Gens Hoelia o Aelia a cui appartenevano gli imperatori Adriano e Lucio Elius Aurelio Commodo, stabilitasi nei dintorni di quest’area.

La torre di Barbaresco è la più ampia del Piemonte. La torre di Barbaresco è antichissima, una costruzione romana del Basso Impero. Dalla base fino a quasi metà lo spessore delle sue mura è di tre metri; ed il vuoto interno anziché essere ripieno di terra forma un pozzo quadrato e profondo, il quale nel 1897 essendo stato vuotato per ordine del professor Cavazza, proprietario della torre stessa, fu trovato pieno di ciottoli e di legname fradicio. Dalla metà fino alla cima le sue mura sono di un metro e mezzo di spessore; ed il vano, anticamente, si divideva in due vasti stanzoni sovrapposti e separati fra loro da due robustissime volte, con un’apertura per salire l’una dall’altra. La torre presenta poche aperture all’esterno e in ogni caso fino a metà non ha aperture.
Anticamente la torre era ricoperta da un tetto che le fu tolto nel 1821, quando, per fausto arrivo del re Vittorio Emanuele I e della Regina al Castello di Govone, il Comune di Barbaresco, la sera del I° Ottobre, fece accendere sulla torre un gran falò in segno di gioia. La torre scoperta, ed esposta alle intemperie ha subito gravi danni.

E, in conclusione, un rincuorante messaggio di speranza dal passato, da luoghi e persone che hanno saputo rialzarsi e ricostruire.
“Ora tutto s’ingentilisce, anche quassù fra i colli ed i paesi che parevan destinati alle continue guerre, all’abbandono. Tutto migliora; la gente divien più buona, più franca, più laboriosa e la vita meno tetra, meno pesante, colle comunicazioni facilitate dalle varie reti ferroviarie, colle relazioni commerciali da buoni vicini coi paesi e colle città dei dintorni. Ciò che manca vien portato sia pure da lontano, e ciò che qui abbonda esportato con utili e incassi non disprezzabili. Poiché ben poche cose mancano a questi paesi baciati dal sole e benedetti da Dio: qui i cereali, qui i foraggi, qui i celebri tartufi bianchi, e qui soprattutto vini rossi e bianchi rinomatissimi e prelibati. E’ colo nome di Barbaresco che va pel mondo, al di là dell’Alpi e oltre i mari quel delizioso nebbiolo, che è spremuto con sapienza dalle uve mature su questi colli, opimi, in queste vallette tranquille. Lo diremo ancora.”

Per chi volesse fare un viaggio fotografico alla scoperta di Langhe, Roero e Monferrato vi consiglio di visitare il sito di Gabriele Ferrero che ha realizzato questo bellissimo scatto di Barbaresco.